Direttore Italia e Coordinatore Europa di Oncology Training International, Angela Noviello relatrice alla “24 Ore di Risate per la Vita”.

 

“Perderò i capelli?”

É questa la prima domanda che le pazienti rivolgono al medico che comunica loro la diagnosi terribile: cancro.

Può sembrare strano ma prima ancora della incertezza di quello che la malattia comporterà, sono i cambiamenti a livello fisico a spaventare. Cambiamenti che si riflettono sulla percezione di sé e sulla vita sociale del paziente con ripercussioni importanti sullo stato psico-fisico e sulla sua capacità di reagire alla malattia.

Per questo negli ultimi anni, accanto a terapie oncologiche sempre più evolute, si sono fatti strada i cosiddetti trattamenti estetici complementari, con l’obiettivo di aiutare le pazienti ad affrontare la malattia alleviandone per quanto possibile i disagi e migliorando la qualità della loro vita.

Da queste premesse è nato, nel 2013, Oncology Training International – Oncology Esthetics Italia, costola europea dell’Ente americano che forma e certifica le operatrici dell’estetica (estetiste ma anche infermiere) al trattamento delle pazienti oncologiche.

Direttore Italia e Coordinatore Europa di questo innovativo ente, che fonda il suo metodo operativo su solide basi scientifiche, è Angela Noviello, che sarà ospite e relatrice al convegno “24 ore di risate per la vita” che si terrà venerdì 4 novembre a Reggio Emilia.

 

“Pensare a un trattamento estetico complementare quale contributo alle terapie oncologiche è una vera rivoluzione, impensabile fino a pochi anni fa”, racconta Angela Noviello, “Oggi, invece, ci si è resi conto che non basta curare la malattia, occorre assicurare al paziente una qualità di vita il più possibile alta”.

“La maggior parte delle terapie”, continua Angela Noviello, “lascia segni sul corpo che sono un rimando continuo alla condizione di malato e che impattano negativamente sulla vita sociale dei pazienti. Per una donna, in particolare, quando bellezza e femminilità vengono intaccate viene meno la propria identità, e insieme a dolore fisico e mentale subentrano insicurezza, imbarazzo e disagio per una immagine che nella quale non ci riconosciamo”.

 

In quest’ottica, insegnare alle donne a prendersi cura della propria pelle, quali trattamenti estetici possono fare, come truccarsi per nascondere pallore e rush cutanei non è solo una parentesi di leggerezza durante la quale non pensano alla malattia e non si sentono malate, è un’iniezione di fiducia, uno strumento di supporto psicologico che le aiuta a ritrovare forza, a sentirsi bene con loro stesse, a rilassarsi prima delle terapie e ad affrontarne le conseguenze con una marcia in più.