The Bridge For Hope: la vostra mission è anche la nostra mission

È passato appena un anno da quando io (Caterina) e Serena abbiamo deciso di dare vita ad un sogno che avevamo in comune.

Quando desideri una cosa, tutto l’Universo trama affinché tu possa realizzarla.

Sono le parole di Paulo Coehlo di cui io e Serena siamo testimoni.

Due persone assolutamente sconosciute, un’esperienza dolorosa in comune e la voglia di essere di aiuto ad altre persone.

Si, è così che nasce la Onlus The Bridge For Hope.

Un progetto per la vita, un ponte di speranza per le persone che stanno portando avanti una lotta molto dura. Qualcuno si salva, qualcuno no. Purtroppo conosciamo molto bene il dolore di una vita che si spezza per il cancro, troppe volte ho sentito quel dolore nelle persone che accompagnano chi combatte questa lotta. Troppe volte ho visto vite spezzarsi prima che effettivamente fosse veramente finita. Ma io e Serena avevamo un progetto nel cassetto: una speranza, un sorriso per chi lotta. Dato che si deve comunque combattere perchè non farlo in maniera diversa? Ma cosa mai avremmo potuto fare in situazioni come queste?

La risposta finalmente arriva l’anno scorso. Un sogno, un viaggio, un’amicizia. L’incontro con il Dempsey Center (grazie a Serena) ci porta a indentificare in questa struttura le attività che possono dare una svolta, almeno a livello emozionale, alle persone malate di cancro e ai loro familiari. Molto spesso quando c’è di mezzo la malattia, in maniera assolutamente comprensibile, tutto quello che è cura medica ha la precedenza rispetto alla cura dell’anima. Ma se è vero che anima e corpo sono in comunicazione forse può aiutare anche curare l’anima.

Quando si è malati a volte sembra che non si sia più una persona. Farmaci, cure, medici ecc. questo vale per tutte le malattie. Ci si dimentica che siamo prima di tutto cuore, e che siamo persone. Il nostro cuore ha bisogno anche di altre cose a parte le cure mediche, per questo che ho amato fin da subito l’approccio del Dempsey Center. Un approccio incentrato sulla persona, da portare avanti insieme all’approccio classico medico.

Ci sono tante attività che si fanno al centro come yoga, massaggi, reiki, incontri di coaching ecc. Tutte attività che, purtroppo, ancora si fa fatica a trovare nei classici centri di supporto oncologico tradizionali. Devo dire che negli ultimi anni le attività in Italia sono molto migliorate da questo punto di vista, anche se ancora non abbastanza per dare una svolta.

Ecco quale è la mission di The Bridge For Hope. Creare un approccio dove la persona viene prima di tutto, e non importa se le attività utilizzate sono un po’ al limite della comprensione scientifica, ma quello che conta è l’effetto che hanno sulla persona che è malata. Tra le varie attività di sicuro la Terapia della Risata, Estetica Oncologica e molte altre in via di definizione grazie all’aiuto di tanti professionisti che stanno supportando il progetto.

Una delle particolarità di the Bridge for Hope è quella di supportare le persone che hanno bisogno non solo attraverso attività dirette ma anche supportando le altre associazioni oncologiche che già svolgono le loro attività aiutandole ad incrementare le attività e i servizi offerti ai pazienti e familiari.

Il nostro sogno è proprio quello di creare questo ponte di unione, la vostra missione è anche la nostra missione.

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